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Sotto la tela o la carta il pensiero dell'artista va tessendo una sua filigrana di emozioni, anche concettuali. Sono idee (in parte anche inconsce?) che non nascono dalla visione della Realtà ma dall'idea che di essa il pittore va in sé maturando. In tale filigrana un segno, un accenno di colore, un filo incollato, un vuoto o un pieno di parole si caricano di tutte le significazioni possibili, di tutte le allusioni di cui un autore e lettore vogliano tentare l'azzardo.
Segno e parola si aiutano a vicenda per creare una «situazione». Perfino una lettera alfabetica (non nella funzione decorativa che fu cara settant'anni fa a un Rosai o a un Soffici o a un Morandi nel loro brevissimo momento futurista) o una sigla poetica o un incastro di collage possono arrivare a caricarsi di sentimenti che aspirerebbero all'u-niversalità e in cui tutti potrebbero riconoscersi.
La tela, quindi, può farsi pagina stilizzata di commenti al vivere quotidiano, quasi una «poesia per segni» che tramuta la «sostanza» delle cose visibili in una forma astratta di quella sostanza.

Diceva un filosofo che «la Natura è impassibile»: occorre sempre un uomo che vi inserisca la propria libertà inventiva e che gli elementi conosciuti (luci, ombre, bene, male, suoni, pian-te, acque, terre ecc.) siano trasfigurati in ele-menti verbali o cromatici o segnici al fine di organizzarli in una visione che sia capace di «spiazzare» il lettore ed egli possa sottrarli — potrà sembrare strano! — al caos dell'ordine per reinserirli nel nuovo caos della poesia.
Anche Lini sa bene che non può farsi creatore del mondo o influire sulla vita dei raccolti, sulle carestie o sulla morte, ma sa di possedere il gesto che rivela la coscienza del proprio esistere in rapporto con le cose e con i fenomeni, e sa anche di poter usare l'immagine dipinta o scritta per tramandare la memoria della materia: è il suo modo di «vincere la morte» attraverso la personale resurrezione visiva di un «gesto» da consegnare alla storia della memoria.

I linguaggi (nonostante i tempi che corrono!) non possono (e non debbono) servire solo per scambi pratici — commerciali, burocratici, poli-tici, scientifici — ma anche per segnare il filo sottile di una vibrazione personale, un amore, un sogno, un errore, una rabbia, un'elegia: tutti «momenti» disinteressati e nobili che vivono solo della loro resa di bellezza formale, anche se solo alcuni riescono a coglierla.
Momenti «che non rendono» venalmente, sfiorano appena la solennità dei «poteri costi-tuiti» sono perdenti su tutti i piani tranne che su quello del rapporto lirico con gli ingredienti del «quotidiano», che sembrano di nessun valore ma che divengono per alcuni di estremo e assoluto interesse.
I fogli «segnati» sono labili. Li raggiunge un grumo, un segreto, un codice. E l'autore sosta a lungo — figurativo o non figurativo — prima di scegliere un colore, come il poeta sosta nella scelta di un termine: quegli attimi di attesa vivono sulla sospesa fragilità di un esistere che è un continuo morire, e il risultato grafico conseguito è la scansione di un pezzo di vita già tramontata per sempre.
Dino Carlesi, catalogo alla mostra Poesia Visiva & Altro, Centro culturale Ariete, Viareggio 1988
Romeo Alfa
ROMEO ALFA
Mista su tavola
Cm.70x50, Anno 1990

Sara
IL NOME DI SARA
Acrilico e collage su tela
Cm. 30x50, Anno1984


I SOLDI DEL CAPORALE
Acrilico su masonite
Cm. 90x60, Anno 1985

Majakovskij
MAJAKOVSKIJ
Acrylic on canvas
Cm. 54X70, Dated 1985

PRIMA DI DIRE
Acrilico e matita su tela
Cm. 50x50, Anno 2009

Fotografia
FOTOGRAFIA
Acrilico su tavola
Cm. 50x76, Anno 1988

FANTASTIC SHOES
Mixed on masonite
Cm. 40x40, Date 1988

E dicono
E DICONO
Acrilico su tavola
Cm.60x60, Anno 2006

OTTO
Acrilico su tavola
Cm. 110x100, Anno 1991
 
     
     
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