TRA SCRITTURA ED IMMAGINE. SEGNO, ICONA, LINGUAGGI
di Laura Mare (seconda parte)

Gli stessi temi della iterazione e differenza9 vengono affrontati da artisti diversi appartenenti all' area concettuale: per esempio da Alighiero Boetti e da Giuseppe Chiari. L’opera di Giuseppe Chiari, 'musicista d'azione', compositore, pittore, scrittore, è legata al gruppo "Fluxus", fondato da George Maciunas, nella sua concezione dinamica ed aperta all'utilizzo di tutti i mezzi espressivi. Chiari attraversa la grammatica e l'estetica della musica riconsegnandola alla sua interezza e pienezza:

"Si ha la possibilità di dire...
LA MUSICA E' ANCORA QUESTO...
Questa forma predicativa (è ancora questo)
LA MUSICA E' ANCHE QUESTO...
Questa forma predicativa (è anche questo)
non è applicabile se non nella musica di ricerca.
E' necessaria una condizione di libertà di pensiero, per ottenere autoanalisi.
ANCHE QUESTO E' MUSICA
Nel tempo presente.
Nel tempo presente.
Un solo suono è musica...
Etc...etc...
Un presente senza palcoscenico, (interrogativo)"

Questo frammento è desunto da "Trattato di musica"(Ulisse & Calipso-edizioni Mediterranee), uno dei testi di Chiari in cui vengono esplorati poeticamente gli argomenti del dibattito musicale, le teorie, le convenzioni, la creatività. Tra gli interventi tipici di Chiari: i pianoforti "preparati", le chitarre, i violini, le "partiture" trattate come testi plurimediali, con colore e segno gestuale, le numerose performances.

Anche Alighiero Boetti muove sul piano della similarità e differenza. "Segni-disegni"( 1978) appartiene alle serie delle composizioni modulari di arazzi (tra cui il ciclo "Ordine-disordine"). In questi piccoli tappeti cromatici Boetti creava soluzioni compositive in cui le singole lettere venivano accostate in varie direzioni (verticale-orizzontale/sinistra-destra) in colori vivaci in variabili calcolate, affidandone l'esecuzione alle ricamatrici afghane. Boetti risiedette, per periodi alterni in Afghanistan fino all'occupazione del territorio da parte dei Sovietici, trovando complementarietà al suo lavoro nell'attività artigianale di quel paese.
L’interesse di Boetti per le microvariozioni, per il criterio di variabilità e permutazione (che è al centro dell'interesse di numerosi artisti concettuali) trova nella griglia di struttura per la disposizione delle lettere all'interno del formato quadrato, un'estensione tale da divenire significativa. La griglia a scacchiera venne utilizzata frequentemente, come è noto, dall'artista torinese nelle numerose creazioni basate su principi matematico-geometrici. Il rapporto positivo-negativo, la significazione all'interno dell'iterazione dello schema fìsso, con tutte le minime varianti possibili all'interno dello stesso schema sono ispirate al criterio di permutazione. L’interesse per la scrittura e la bidimensionaiità viene affrontato da A & B a partire dal 1967, dalla prima mostra presso Christian Stein, a Torino.
"Non appena la sequenza lascia il posto alla simultaneità, si entra nel mondo della struttura e della configurazione. Non è forse accaduto proprio questo nella fìsica come nella pittura, nella poesia e nelle comunicazioni?"(Mc Luhan).
Per quanto riguarda il criterio di permutazione e variazione, prendiamo in considerazione, ad esempio, Sixty-two Mesostics-Re Merce Cunningham, di John Cage per voce non accompagnata e microfono. Ogni "mesostic" è un "blocco vocale" costituito da parole scelte con il Libro dei Mutamenti (l-Ching) ed estrapolate dal testo di Merce Cunningham: Changes: Notes on Choreography ed inoltre da altri 32 libri selezionati dal coreografo e presenti nella sua biblioteca. Le parole sono state ricomposte con lettering di diversa misura, corpo, definizione. Si crea così una partitura vocale. L’esecutore (Demetrio Stratos) interpretò queste 'partiture' con estrema libertà e per un lasso di tempo compreso all'interno di 90 secondi. Inoltre, secondo le istruzioni dell'autore, il performer aveva la possibilità di leggerne un numero a sua scelta, ma non meno di cinque. Cage richiese che la sillabazione avvenisse in modo da frammentare il testo, senza permettere una lettura semantica.

L'azione dell'essere vivente come attore, interpretante totale del testo di un'opera fu un esperimento già tentato con le azioni dada e futuriste, ma venne abbondantemente reinterpretato nella seconda metà del secolo.
L'azione può costituirsi come diretta, cioè l'attore agisce attraverso il proprio corpo, oppure indiretta: qui l'attore agisce selezionando gesti o suoni e muovendosi, attiva strumentazioni che traducono il suo linguaggio corporeo in segnali elettronici, codificati e trasportati su uno schermo. È in quest'ultima direzione di ricerca che Marco Cardini lavora da tempo. L’artista muove da una ricerca fondamentalmente pittorica per approdare alla delineazione di "tracce cromatiche digitali". Sostituendo l'impronta del pennello sul supporto con un sofisticato sistema computerizzato (elaborato con l'ingegnere Giuseppe Scapellato e con la collaborazione degli altri esperti del Laboratorio di Informatica Musicale del CNUCE-CNR di Pisa: per le musiche LeonelloTarabella e Massimo Magrini) Marco Cardini esplora i confini tra le tecnologie informatiche e l'espressività visuale.
Egli opera mediante particolari guanti con superfìci cromatiche che sensibilizzano telecamere collocate all'esterno del suo corpo e dei suoi movimenti. Il sistema, denominato "Aerial-Painting-Hands" permette di rilevare la posizione nello spazio di entrambe le mani (palmo e dorso) e di determinare, attraverso sintetizzatore e amplificatore collegati al computer, l'intensità cromatica, la direzione delle tracce cromatiche registrate sullo schermo in tempo reale ed anche i suoni emanati dagli stessi rilevamenti dei gesti. In verticale avvengono gli spostamenti della mano per i registri acuto (verso l'alto) e grave (verso il basso), in dissolvenza sfumano i suoni derivati dalla posizione del dorso della mano, contrassegnata dal colore blu. Il colore rosso sulla mano definisce suono ed immagine. Si tratta di ottenere in tempo reale suoni e tracce cromatiche sullo schermo con la mediazione del software appositamente creato. L'operatore si serve di un’interfaccia vocale e di un'interfaccia gestuale.
Con questo sistema Cardini ottiene opere sullo schermo legate all'atto performativo che appaiono visibili nel momento dell'azione. Successivamente vengono stampate selezioni di quelle registrazioni-su-schermo che rimangono come testimonianza e documento dell'azione. Il gesto si dissolve nello spazio virtuale e nel tempo. Si attua cosi la realizzazione di una delle "totalità"di gesto-colore-suono-movimento, già preconizzate dalle avanguardie d'inizio secolo, da Balla a Kandinskij. Tra le performances realizzate: "Memorie della pelle" l e ll 10, del 1996-7.

Per ciò che riguarda l'installazione con organismi biologici, esseri viventi, Antonino Bove osserva il processo di genesi e percezione nella natura biologica degli esseri viventi, nei percorsi strutturali della memoria e della vita. Leggi genetiche e mappe cromosomiche, codici di formule della fìsica e simboli matematici, relazioni di senso tra sequenze di immagini neuronali si condensano con la presenza viva di esseri realmente esistenti.
Le anguille sono animali che possiedono il dono di trasportare energia allo stato puro: esse si muovono scivolando nella vasca d'acqua, mentre le mappe dei genomi umani si fondono sotto la superficie dell'acqua, con segnali codificati, simboli (infinito), trascrizioni di poesie e tracce di DNA. Gli animali si snodano sinuosamente tra i segnacoli, conficcati verticalmente, tracciando traettorie strane e inscrivendo mediante il loro stesso corpo, il codice della casualità e della memoria organica. Tutto il lavoro processuale e narrativo, ambientale e comportamentale di Antonino Bove si può ascrivere all'ambito dell'indagine artistica-epistemologica sulla memoria biologica.

Dejan Atanackovic si interessa in modo specifico al tema della coercizione e della violenza nella comunicazione e sulla reale natura della violenza in rapporto al potere. Azioni con manifesti su tematiche che stravolgono lo scopo della cartellonistica pubblicitaria, degenerando il messaggio pubblicitario in una sorta di denuncia sociale del potere dell'informazione, hanno portato l'artista a combinare immagini attive attraverso schermate che funzionano come "ScreenSavers" appunto, sequenze dinamiche di immagini e testo, in dissolvenza. L’immagine elettronica di Atanackovic non presenta carattere di utopia positiva, ma di deflagrazione dell'ottimismo mediatico dell'informatica. Le sue sequenze "Screen Savers" assumono la chiarezza dell'icona pubblicitaria senza possederne la spinta retorica e violenta. La violenza e la denuncia di essa, a tutti i livelli, consiste in uno spaesamento che prova lo spettatore davanti a queste cibachromes, in uno spossessamento da sé stesso, nel mettere in crisi la propria identità, nell'essere costretto a ripensare il proprio essere sociale.
È questo un tema assai frequentato dagli artisti delle nuove generazioni ed assunto non tanto come obiettivo, quanto come disvelamento (alétheia) della autenticità: nuova possibilità offerta.

Anche Dario Barsottelli da vari anni lavora sulla natura del potenziale espressivo dell'immagine, nel suo rapporto con le altre forme artistiche, verso un plurilinguismo. Scultore, grafico, pittore, appassionato di musica jazz, in particolare dell'evoluzione di questo genere musicale, pratica una sorta di nomadismo espressivo, optando per tecniche dotate di grande impatto plurimediale, ad alta e bassa definizione. Nella scultura, come nella recente attività di computer-graphic, l'esperienza del potenziale comunicativo della forma astratta, tridimensionale, è posto a contatto ravvicinato con il codice linguistico. Due realtà in apparente contraddizione: una, l'immagine astratta, dotata di senso in sé e per sé, autonoma ed autoreferente; l'altra, fortemente connaturata a codici esterni per trovare un proprio senso compiuto. Forma e Linguaggio, astrazione (concetto) e parola: due poli di un intreccio che può causare un corto circuito di senso, creando metafore, ellissi, ossimori.
"Inesistente" può vivere dell'ambiguità di due significati: "nell'esistente" oppure "non-esistente". Si tratta di due affermazioni contraddittorie, opposte, ossimoriche, che entrano in opposizione anche con l'immagine, materializzazione di una sorta di meteorite, che viene percepito in un secondo tempo, con effetto straniante.
Separando la linearità ambigua della parola dall'entità formale virtualmente concreta, lavora sull'urto dei mezzi espressivi, ottenendo una deflagrazione di forte impatto percettivo.

Gertrude Moser-Wagner, scultrice, affronta il tema del linguaggio come indagine, ricognizione a tutto campo nei confronti di interventi processuali, di narrative art e dal punto di vista dello studio dell'interazione dei codici linguistici. "Luftioch" è un video che registra installazioni ed eventi. Moser-Wagner si pone nell'ottica di analizzare le reazioni dello spettatore, che è anche protagonista dello sguardo e dello spazio-tempo dell'operazione. Nel riguardare l'opera si è costretti a compiere uno spostamento di ruolo: a sostituirsi all'artista, a sogguardare la propria posizione e la propria natura di riguardante. La "weltformel" (formula del mondo) consiste in una sorta di codice "PLOT-VACAT-DELEATUR": nel mondo c'è troppo di qualcosa e c'è il vuoto dove invece c'è una mancanza di qualcosa. Una formula che potrebbe apparire sibillina, ma che, in realtà illustra lo stato delle cose, per dirlo con Wim Wenders.
Verso una sensibilità più concreta si esplicita il lavoro di Nora Bachel, che abbina formule concettualmente sintetiche ad una acuta esigenza di introspezione. Delicato sia nell'esecuzione, che nella sua sottile, ironica vena analitica, "Klarsicht" (traducibile come: vederci chiaro, ma anche vedersi chiaro dentro?) si mostra a più strati; la profondità materica assegnata alla trama del tessuto prezioso è percorsa a più livelli dal ricamo quasi impalpabile e le trasparenze delle trame alludono alla stratificazione dell'interiorità. Il riferimento più vicino a Klarsicht è Insicht, la veduta interiore della tradizione artistica tedesca. Nora Bachel spesso accosta in dialogo morbidezza e geometria, materialità e freddezza, concretezza e leggerezza.

LorenzoTaddei, al contrario, individua, all'interno della figurazione di matrice surreale, le coordinate del linguaggio stereotipato delle azioni. La sua pittura, fatta di una cromìa a volte fredda, sempre ironica, crea un senso di temporalità astratta, irreale, in cui i soggetti compiono azioni quotidiane che diventano performative, trasportate in una dimensione onirica. "Istruzioni per il sosia": figure anonime nella loro fisicità, le quali presentano ad un pubblico virtuale altrettanti codici virtuali, dotati di senso ipotetico, quasi fossero interiezioni, congiunzioni, interpunzioni, tutto ciò che sta tra la denominazione delle cose e l'identità, lingua per uno e molti cloni (i sosia).
Mauro Pispoli, grafico professionista, nelle immagini ottenute con foto e carte strappate pare riflettere sulla condizione dell'esistenza in rapporto alla comunicazione mass-mediale. L'utilizzo di fotocopie e del toner della macchina fotocopiatrice per ottenere sfuocamenti ed effetti "flou" (un mezzo apparentemente freddo) viene a contrapporsi alla carta spezzata, sensibile, lacerata, apposta per strati uno sull'altro. Le inquadrature quasi "fotografiche" vengono smentite alla soglia della loro verità dallo spezzettamento del collage irregolare, gesto evocato di uno strappo che rende una dimensione di frammentarietà e delinea una situazione temporale di lontananza.

Arturo Lini si è avvicinato negli anni ottanta alla poesia visiva, con uno sguardo attento ai valori della parola nell'accezione poetica, ma anche ai valori pittorici. Poeta, tende a chiudere in spazi minimali le sensazioni tattili e le ironie dell'esistenza. Il ciclo dei "Paesaggi con la R" unisce queste qualità: la lettera capitalis romana indica quasi un'eredità della cultura antica, mentre la griglia in cui è modulato il brandello di paesaggio viene delimitata con chiarezza, a definire un'orizzonte ancora chiuso. Il colore è steso per stratificazioni, con forte contrasto sul bianco e sulla griglia geometrica.
I video-artisti David Larcher, Sandra Kogut, Gianni Toti interpretano ciascuno una lettura differente del tema: parola. Poesia, nel caso di Gianni Toti, corpo-parola-esistenza, nel lavoro di Sandra Kogut, parola come s-defìnizione di senso in Larcher.
Gianni Toti a partire dagli anni Ottanta avverte l'esigenza di "sperimentare linguaggi nuovi per pensieri nuovi", scopre il mezzo video; si definisce un "poetronico", realizzando numerose 'VideoPoemOpere'.
Tra queste : "Planetopolis" e l'ultimo grande impegno: TupacAmauta - Primo Canto (Francia 1997), CICV (Centre de Création Pierre Schaeffer). Tupac Amauta (Tupac, il saggio) è il primo canto di una Trilogia sulle "réves-evolution" (gioco di parole tra revolution: rivoluzione, e réves-evolution: "evoluzioni di sogni") della storia dell'America Latina. Il video narra con linguaggio intermediale complesso, con notevoli novità di sperimentazione tecnica tra poesia, parlato, musica, movimento-immagine, la tensione dei popoli precolombiani verso un riscatto politico e culturale.
Sandra Kogut, brasiliana, si fa notare per un suo stile assolutamente personale; in alcuni video affronta la ripresa di volti tra la folla, in una composizione di frammenti di video-box, cioè fissando la telecamera in strada e filmando domande e risposte dei passanti. Si crea così un collage composito di situazioni, volti, parole, lingue diverse, che accentua la sensazione vorticosa di dispersione, disseminazione attuata dal medium televisivo. "Parabolic People" rappresenta proprio questo: dispersione di senso e disseminazione di significati, filtrati attraverso un mezzo che rivela la sua stessa ambiguità posta in risalto dall'artista.

David Larcher presenta "Videovoid I", una versione ancora differente del rapporto immagine-parola, secondo un percorso di apparenti nonsense, con totale libertà dal concetto di ordine: protagonista del video è il disturbo, il segnale d'interferenza, il vuoto, il segno elettronico puro.
Claudio Parrini e Tommaso Tozzi, aderenti all'Associazione "Strononetwork", danno il loro contributo nell'ambito della Rete. Tommaso Tozzi propone la Home page del sito web di Isole nella Rete, in cui è aperto il confronto tra i linguaggi, "cercando di creare attraverso la rete un nuovo soggetto sociale che presenta modelli e valori differenti...", la possibilità di mantenere un concetto di comunicazione veramente attivo per "una nuova forma di comunità che ha le sue basi in uno specifico percorso di pratiche reali".
Il concetto di identità è stato più volte dibattuto proprio a causa dell'apertura dei mezzi di comunicazione e della loro illimitata e per ora utopica fruibilità.
Claudio Parrini presenta interventi di immagini tratte dallo schermo televisivo con inserti di parole-chiave, come "Plot", trama, intreccio a delimitazione fredda della schermata. Parrini si occupa delle problematiche inerenti la comunicazione reale e virtuale e del concetto di identità e ruolo dell'artista.
Vittore Baroni da anni si occupa di "mail-art" una forma di espressione artistica che ha conosciuto nuovo successo negli anni Sessanta e che si dimostra viva ancora oggi dal contributo futurista; forma di comunicazione, partecipazione ad un'opera collettiva. Particolare è la la vena ironica, demistifìcatoria di messaggi, di contributi in forma di scritti, immagini, foto, collages (come fotocopie, materiali di documentazione). Baroni si occupa di edizioni inerenti i nuovi media e comunicazione via internet
Laura Mare

( indice )


NOTE
1. Gli strumenti del comunicare. Garzanti 1967 ( Understanding Media, 1964)
2. Remo Bodei, La filosofia del novecento. Donzelli 1998
3. Mc Luhan, cit.
4  idem.
5. idem.
6. Scritti raccolti in: Eugenio Miccini, Poesia visivo e dintorni. Meta, Firenze, 1995.
7. Si segnala, a proposito, l'ottimo CD-Rom interattivo appena edito: Ketty La Rocca, prod. Omer per Kiinslerhaus, Stuttgart, 1998, e si ringrazia Michelangelo Vasta per la cortese collaborazione.
8. Roland Barthes, L'ovvio e l'ottuso, Einaudi, 1985
9. "la differenza non è l'assoluta alterila, ma una ripetizione differente, una strana e vacillante struttura che non si può cogliere nella sua identità", LWittgenstein, cit. in Mario Perniola, L'estetica del novecento, II Mulino, 1998
10. Realizzate in collaborazione con i componenti l'equipe del CNUCE-CNR citati: Giuseppe Scapellato, Leonello Tarabella, Massimo Magrini.
11. In L'ovvio e l'ottuso, cit.




Alighiero Boetti
ALIGHIERO BOETTI
"Segni disegni"
Arazzo
Cm.32,5x28,5, 1978
Giuseppe Chiari
GIUSEPPE CHIARI
"Adesivo"
Collage e tecnica mista su carta
Cm. 54x40, 1997
Antonino Bove
ANTONINO BOVE
"Le anguille poetiche"
Installazione
Cm. 35x140x140, 1995
Arturo Lini
ARTURO LINI
"Paesaggio con R"
Acrilico su faesite
Cm. 70x60, 1990
Sandra Kogut
SANDRA KOGUT
"Parabolic People"
Immagine dal video
Produzione CICV, M.Laterit, Paris, 1991
Dario Barsottelli
DARIO BARSOTTELLI
"Inesistente"
Computer-graphic su carta
Cm. 50x70, 1998
Vittore Baroni
VITTORE BARONI
"Ex-libris"
Collage
Cm. 40x50, 1990/98
Claudio Parrini
CLAUDIO PARRINI
"Etere-Arte-Rete"
Stampa fotografica su pannello
Cm. 70x100, 1996
Nora Bachel
NORA BACHEL
"Klarsicht 2"
Ricamo su seta di lino
Cm. 33x27, 1995
Mauro Pispoli
MAURO PISPOLI
"Sawako"
Tecnica mista e collage
Cm. 100x70, 1996
David Larcher
DAVID LARCHER
Immagine dal video "Videovoid I"
Ars Council per Channel 4
CICV Monbéliard-Belfort, 1993