TRA SCRITTURA ED IMMAGINE: SEGNO, ICONA, LINGUAGGI
di Laura Mare  (prima parte)

"L'ibrido, ossia l'incontro tra due media, è un momento di verità e di rivelazione dal quale nasce una nuova forma. Ogni volta che si stabilisce un immediato confronto tra due strumenti della comunicazione, anche noi siamo costretti, per cosi dire, a un urto diretto con le nuove frontiere che vengono a stabilirsi tra forme; e ciò significa che siamo trascinati fuori dal sonno ipnotico in cui ci aveva trascinato la narcosi narcisistica. Il momento dell'incontro tra i media è un momento di libertà e di scioglimento dallo stato di trance e di torpore da essi imposto ai nostri sensi." Marshall Mc Luhan 1
Segno, scrittura, linguaggio, immagine, costituiscono elementi di una costruzione complessa che, dall'antichità ad oggi, registra i mutamenti della comunicazione, le sue modalità ed i suoi obiettivi; l'ibridazione di questi media realizza nuovi linguaggi e mette in moto differenti meccanismi di recezione dei messaggi.
Per numerosi artisti contemporanei il medium attraverso il quale si realizza ed evidenzia l'attività espressiva, cioè il mezzo, gli strumenti, le tecniche, pone spesso in primo piano un problema di reinterpretazione, di ricognizione sulle modalità espressive del mezzo stesso e sulla sua "redenzione": da Joseph Beuys a Joseph Kosuth, da Yoko Ono a Barbara Kruger, da Jenny Holzer a Nam June Paik per citarne solo alcuni...

L’interazione tra codici informativi e codici creativi, come tra linguaggi di potere e 'volgari', tra "Parole" e “Langue”, tra etica ed estetica ha permesso agli artisti di intervenire in settori delicati dell'espressione, come quello interattivo (sviluppatesi in seguito alle ricerche in campo militare..), quello produttivo (il settore pubblicitario) ed altri, intermedi. Dagli anni Sessanta in particolare, come rilevava Joseph Kosuth in "L’arte dopo la filosofìa", arte è sinonimo di linguaggio e la teoria sull'arte è rappresentata dall'arte stessa, mentre Heidegger aveva sottolineato l'importanza della comunicazione e la coscienza dell'"essere-nel mondo", il linguaggio come "recinto, templum, cioè la casa dell'essere" 2.
Wittgenstein assimilò il linguaggio alla vita e la spinta alla ricerca dell'identità alla manifestazione linguistica. In questa direzione il filosofo divenne un punto di riferimento essenziale
per la ricerca degli artisti.
L'ideogramma, il geroglifico, il criptogramma, il segno, l'alfabeto, la parola scritta, la lettera, il fonema, l'immagine costituiscono estensioni dei nostri sensi ed è ormai acquisita la realtà che tutte le tecnologie, nel significato attribuito loro da Mc Luhan, rappresentano estensioni dei nostri sensi, cambiano la nostra visione del mondo, ci costringono ad entrare in dimensioni diverse di significato.
"L'alfabeto (e la sua estensione tipografica) rese possibile la diffusione di un potere che è conoscenza e sconvolse i vincoli dell'uomo tribale facendolo esplodere in un agglomerato di individui. La scrittura e la velocità elettrica riversano istantaneamente e continuamente su di lui le preoccupazioni degli altri uomini. Egli diventa di nuovo tribale. E la famiglia umana ridiventa un'unica tribù." 3

In "Understanding Media" (impropriamente tradotto: "Gli strumenti del comunicare" nel 1967) lo studioso canadese dimostra la forte dipendenza del nostro sentire e del linguaggio attraverso il quale questa percezione si manifesta dalla natura dei media, dei mezzi di comunicazione.
"Il potere frammentante e analitico della parola stampata sulle nostre vite psichiche ci ha dato quella "dissociazione della sensibilità" della quale artisti e letterati, a partire da Cézanne e da Baudelaire, in ogni piano per
la riforma della conoscenza, hanno proposto l'eliminazione con priorità".
"Amplificando ed estendendo la parola scritta, la tipografìa rivelò e allargò la struttura della scrittura." 4
Sin dagli esordi la scrittura contiene, al suo interno, i germi di due livelli paritetici di significazione, rappresentati dal PITTOGRAMMA e dall'IDEOGRAMMA. Le tavolette sumere dai segni incisi recavano l'impronta (segno, segnum : da secare) che definisce, che indica, designa/disegna un oggetto: inizialmente è una rappresentazione pittografica, e nel medesimo tempo è la traccio di un gesto.
A questo primo livello denotativo fu necessario annetterne un secondo: il segno può non solo "rappresentare", nel senso di descrivere un oggetto, ma deve anche significare un' IDEA, un concetto astratto, un sentire. Dal visibile, dal sensibile si scorre rapidamente sul registro dell'invisibile, dell'intelliggibile. Nella scrittura delle origini convivono gli aspetti di segno inteso come traccia, impronta; come gesto, come messaggio destinato a comunicare significati. I mutamenti, nel rapporto scrittura/immagine, intervennero già sin dagli inizi; infatti cause economiche, legate allo sviluppo delle società antiche, portarono a modelli di scrittura differenti.
La complessità dei segni crebbe a tal punto che lo scriba sumero necessitò di spazio maggiore: da qui l'esigenza di economizzare spazio, di SCHEMATIZZARE il segno, per ridurlo e semplificarlo. Ne derivò il cuneiforme. In seguito venne introdotto un ennesimo elemento, destinato a mutare radicalmente il sistema scritturale: la scrittura sillabica, fonetica. La parola divenne composta di fonemi, ad ogni segno corrispose un suono, phoné. Scrittura contiene quindi il concetto di partitura, partitura è suono, è segno, segno è suono, è immagine temporalizzata. Ogni suono è gesto, ogni gesto racchiude in sé significati codificati. La sinestesia, la ricerca di accostamento tra le sensazioni di uno dei sensi ed i fenomeni propri di un altro, è alla base di tutto il sistema di segni, (bene lo avevano compreso gli artisti sia in epoca barocca, che alla fine del XIX secolo e nei primi decenni del nostro).

La conseguenza dell'evoluzione della scrittura sillabica e fonetica sul piano del valore della temporalità fu che il concetto di TEMPO assunse una connotazione nuova ed essenziale: la successione dei segni e dei suoni annunciò una percezione di temporalità non più riconducibile ai valori statici precedentemente espressi da quella società. La percezione di fenomeni anestetici genera una nuova temporalità risultante dall'interazione della
sollecitazione di più sensi. La funzione evocativa dell'immagine, Eidos, e la funzione narrativa, diluita nel tempo, del Logos, sono entrambe attive già da quel momento nella scrittura.
Con la scrittura alfabetica avvenne una delle prime scissioni tra segno-suono-gesto, poiché la sillaba era costituita di segni differenti, letti in successione; a ciascun segno si rapportava un suono, i suoni dovevano verificarsi in successione. La temporalità nuova si basava sullo scorrimento, anziché sulla simultaneità. Alla totalìtà si sostituì la frammentazione. La ricerca della "totalità" venne assunta in seguito dalle avanguardie ad inizi '900 come obiettivo primario, che ci avvicina, in definitiva, allo stadio dell'infanzia, fase in cui le percezioni sono globali e non parcellizzate.
"Gli effetti della tecnologia non si verificano infatti a livello delle opinioni e dei concetti, ma alterano costantemente, e senza incontrare resistenza, le reazioni sensoriali o le forme di percezione. Soltanto l'artista (quello autentico) può essere in grado di fronteggiare impunemente la tecnologia, e questo perché la sua esperienza lo rende in qualche modo consapevole dei mutamenti che intervengono nella percezione sensoriale", scriveva Mc Luhan nel I964 5

È questa civiltà delle tecniche della comunicazione di massa, dell'invasione operata dalle immagini stereotipate della pubblicità di quegli anni, del linguaggio dei politici che vedeva tanti intellettuali schierarsi sull'argine
di una avanguardia letteraria che prese varie denominazioni: tra gli altri il Gruppo 63 e il gruppo '70. Il gruppo 70, fondato da Eugenio Miccini e Lamberto Pignoni, cui aderirono ben presto altri artisti tra cui Ketty La Rocca e Luciano Ori, propose la "poesia visiva"come nuovo mezzo espressivo, ed insieme l'obiettivo di una poesia "tecnologica", in cui le icone di massa diventassero fonti di significato in senso alternativo ai valori dominanti.
Anche la componente del pensiero e della pratica zen ha costituito motivo ricorrente in quegli anni in cui al tempo frenetico e straniante della seconda era industriale si cercava di contrapporre la sensazione di una temporalità altra, più pausata e riflessa.

Nella pratica della scrittura ideografica cinese e giapponese, lo "shodo"("arte della calligrafìa") è composta di due concetti-base: sho, arte della scrittura, e do cioè Tao, ricerca e comprensione della vita. Larte della bella scrittura è una pratica che si accompagna costantemente, nel lungo apprendimento, alla comprensione della vita e ne rappresenta il fluire continuativo. La dimensione temporale si estende secondo la cognizione progressivae le acquisizioni di esperienze nell'arco della vita intera. Nell' arte orientale il concetto di spazio e di tempo appaiono interrelati senza una progressione veloce, ma seguendo la percezione lenta ed il ritmo vitale.
Di tale sentire costituì momento di rimeditazione e articolazione il movimento "Fluxus"."Fluxus"seppe interpretare e correlare pienamente quelle esigenze: l'espansione dell'attività creativa in vari campi, la sinestesia, la pratica artistica che segue la vita. Ne è esempio significativo la personalità di John Cage.
Dopo le performances futuriste e dadaiste in cui suoni ed onomatopee divenivano elementi interagenti con musica, parola, gesto e danza, e già con i primi libri d'artista cubisti e soprattutto nell'ambito del Futurismo russo e del Costruttivismo (Krucenych e Malevic, Majakovskij), le ricerche degli artisti verso le potenzialità della lettera e del suono corrispondente, dell'analogia tra suono e colore e gesto, si moltiplicarono; superfluo ripetere quanto appare sostanziale l'apporto degli astrattisti in tal senso (Kandinskij, Mondriaan, Klee, Schwitters).

Nel secondo dopoguerra l'alfabeto nel suo aspetto grafico scritturale e fonetico venne portato ad un alto grado di intensità espressiva con la "poesia sonora", che racchiude le espressioni intermediali tra la poesia, la musica, il gesto e la "poesia concreta", con le sperimentazioni relative alle avanguardie, in particolare del gruppo brasiliano "Noigandres" e successivamente negli anni '70. Secondo la distinzione operata da Mc Luhan tra media caldi e freddi (per cui il media caldo è ad alta definizione) "un medium freddo, quale il geroglifico o l'ideogramma, ha effetti ben diversi da quelli di un medium caldo ed esplosivo come l'alfabeto fonetico, il quale, portato ad un alto livello di astratta intensità visiva, divenne poi tipografìa".
Il linguaggio e la sua espressione primaria, la parola, costituiscono il filo di continuità che lega le avanguardie del nostro secolo: dall' eredità futurista alle tematiche degli anni del boom economico, tra l'idea di "totalità" delle prime avanguardie e il concetto di "epoca tecnotronica" delle neo-avanguardie.
Poetiche di segno e gesto hanno connaturato gli anni cinquanta, attraverso l'opera di Capogrossi, Burri, Fontana, per approdare poi alle soluzioni di matrice "semiologica" con Twombly, Novelli, Tobey. Negli anni Sessanta si è presentata l'esigenza di confrontarsi con i segnali della società dei consumi e le risposte degli artisti non si sono fatte attendere: tutte hanno in comune il recupero non solo dello stimolo del pensiero, ma della reazione individuale alla progressiva passività imposta attraverso il bombardamento dei media.

Successivamente al periodo 'ortodosso' dell"Astrattismo classico" fiorentino, Vinicio Berti ha interpretato, nel secondo dopoguerra, la forza prorompente del gesto e dell'eredità futurista della materia pittorica dinamica. Ha fatto propria la concezione di una materia pittorica in divenire, in trasformazione, accostando l'energia fìsica della gestualità alla semplificazione della selezione coloristica (i primari: giallo, rosso, blu, nero e bianco) ed alle scritte che si frantumano e si amalgamano, confondendosi in un infernale miscuglio con il magma cromatico. Prendono così il via "cicli" di dipinti, nei quali è presente l'amalgama di forte materialità del pigmento, del gesto intriso di energia, della parola scritta che non si distingue nettamente dall'immagine (spesso costruzioni, astratte o simboliche) ma intride di sé la forma cromatica. In "Avventuroso astrale H2H3" colori primari, masse compatte si contrappongono ai codici numerici simbolici, date che acquistano un significato esistenziale.
Nel 1963 Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti, con la "poesia visiva" impongono una svolta (affiancati da Antonio Bueno, Giuseppe Chiari, Marcello Guasti ed altri). Eugenio Miccini, inizialmente poeta, che in numerosi interventi pubblicati6 ha specificato gli obiettivi del raggruppamento, intende la poesia 'tecnologica' come un 'risveglio dalla narcosi', dal torpore, un ridare vitalità e struttura linguistica alla complessità della sensibilità creativa, senza soggiacere ai meccanismi coercitivi, ma agendo quale stimolatore di riflessione, indagine ed evocazione poetica mediante il repertorio dell'iconosfera di massa.

Le opere degli anni Sessanta evidenziavano caratteristici tagli e ritagli di foto, composizioni foto-tipografìche intrise di sarcastico svelamento della natura
coercitiva dell'uso dei media (leggendo Max Bense) e proponevano radicalmente una lettura trasversale della comunicazione degli stessi media. Tra i tanti temi del suo lavoro. Miccini indaga le radici della filosofìa attraverso alcune proposizioni tratte dalle opere dei presocratici, in particolare dai Frammenti di Eraclito sulla scia tracciata anche dall'analisi delle strutture linguistiche di filosofi comeWittgenstein.
"La Natura ama nascondersi", 1995, evidenzia con valore di enunciazione, attraverso le lettere metalliche a rilievo, la duplice natura del disvelamento e dell'evidenza della Natura. Il significato ruota intorno al "nascondimento": la natura nascondendosi rivela la propria essenza. In Eraclito, da cui è tratta la proposizione, gli opposti si incontrano e quindi PRESENZA e ASSENZA divengono unica integra sostanza..
La natura rivela la propria essenza nascondendosi, si nasconde rivelandosi, (alétheia). Già nel ciclo: "Rizomota" del 1984, Miccini interpretava frammenti eraclitei e di altri presocratici, in sospensione tra affermazione e negazione, nella dialettica degli opposti, secondo un'interazione complessa tra immagine fotografica e scritta quasi epigrafica, secondo lo stile delle lettere in ottone a rilievo. Il silenzio (come in Cage, Beckett, Duchamp) e la parola assumono il valore di opposti complementari tale che l'uno contribuisce ad evocare immediatamente il secondo, nel divenire continuo.
Ketty La Rocca incontrò, attraverso Lelio Missoni, i fondatori del Gruppo '70 e vi aderì con una posizione marginale, tutta personale (come affermava lei stessa) attratta dalla poesia visiva e, nel passaggio successivo, dalla natura estetica e 'concreta' del simbolo, come dimostra il ciclo delle "i" e "j" e delle virgole della fine degli anni Sessanta. Nel frattempo aveva letto Barthes, Marcuse, Mc Luhan, Freud, Levy-Strauss.7

"L’alfabeto - affermò Barthes -" realizza una sorta di stato edenico del linguaggio: è il linguaggio prima della caduta, perché è il linguaggio prima del discorso, prima del sintagma, e tuttavia già interamente aperto, a causa
della ricchezza sostitutiva della lettera, sui tesori del simbolo"8
La creatività del segnale visivo: segno, gesto, indicazione attrasse Ketty La Rocca portandola a sviluppare un lavoro in parte tangente alla body-art, tuttavia in senso maggiormente estetico. Il 'ciclo delle mani" è esemplare in tal senso: la gestualità venne profondamente studiata dall'artista, sia nell'attenzione al linguaggio dei sordomuti, sia nelle indicazioni dei trattati sui significati della gestualità nelle differenti culture, in particolare quelle mediterranee.
Le "radiografie"successive, con le scritte quasi "incise" sulla superficie dell'immagine, gremiscono la fotografìa di segni fragili il cui significato si rapporta all'altro da sé: "you","you","you"... Quasi un canto sommesso, un parlato, un sussurro. Ketty, che scriveva poesie, nonsense e composizioni pittografìche vicine al Gruppo 63 di Sanguineti e Balestrini, lavorava ad uno svuotamento progressivo dell'immagine stereotipata, a favore di un nuovo senso compiuto che si realizzava nella vanificazione, disseminazione dell'oggetto iniziale. L’oggetto aveva un senso solo una volta che veniva svuotato e ne rimanevano delineati i contorni "parlati": "you", "you"...

In Luciano Ori la vena ironica e sorridente è quasi isolata nell'ambito dei componenti del gruppo dei poeti visivi. Egli elabora segnali di codici referenziali: simboli grafici di progettazione architettonica, fìnte partiture con notazioni figurative, inserti di eleganza grafica straordinaria che, accentuando la loro leggerezza, scivolano impalpabilmente nel gioco, ma anche nel nonsense surreale figurativo. I temi della "ripetizione" e "differenza" compaiono nei lavori 'a partitura' in cui ogni spazio è trattato modularmente e giocato con decorazioni tratte dai codici visivi della progettazione architettonica o di altri simboli della grafica stampata.
Laura Mare

(seconda parte)  ( indice )


Luciano Ori
LUCIANO ORI
"Una storia una vita"
Collage su carta
Cm 50x70, 1979
Luciano Ori
LUCIANO ORI
"Narrazione"
Collage su legno
Cm. 100x70, 1972
Eugenio Miccini
EUGENIO MICCINI
"La natura ama nascondersi"
Stampa fotografica e lettere metalliche
Cm. 70x100, 1995
Eugenio Miccini
EUGENIO MICCINI
" Ex libris"
Collage
Cm. 34,5x25, 1977
Ketty la Rocca
KETTY LA ROCCA
"Busto di donna ignota"
Foto e interventi manuali
Cm. 24x100, 1974
Ketty la Rocca
KETTY LA ROCCA
"Il mio lavoro video tape"
Cm. 40x20. 1974
Cy Twombly
CY TWOMBLY
"Caduta di Iperione"
Mista su tela, 1962
Giosetta Fioroni
GIOSETTA FIORONI
"Edera magica"
Teca
Cm. 38x50x3. 1972
Vinicio Berti
VINICIO BERTI
"Avventuroso astrale H2H3"
Smalti su faesite
Cm. 120x89,5. 1957/61