VALERIO
DEHÒ
L'oggetto della poesia / ovvero la poesia dell'oggetto
Questa lingua sarà anima per l'anima
Arthur Rimbaud
Certamente prima dei surrealisti, quindi dopo il 1922-24, l'idea di
legare le parole agli oggetti era soltanto un tema filosofico, legato
alla linguistica generale e quindi ai misteri della referenzialità.
Quando parliamo cosa diciamo? Diciamo "cose" concrete o reali
oppure parliamo soltanto perché condividiamo alcune definizioni
comuni con il nostro interlocutore?
Naturalmente qui si spalancano abissi di considerazioni che chiudiamo
subito, ma nelle avanguardie storiche, la prima delle quali è sempre
il "nostro" futurismo, mescolare generi e linguaggi andava benissimo
e ha prodotto degli ibridi molto interessanti.
Che le parole fossero pietre già lo si sapeva ma che potessero
per esempio assumere la forma di quello che significavano, come nei calligrammi,
o che diventassero campo di una sperimentazione che giungeva a negare
la loro natura, forse non era così scontato. Certo è che
i "carmi figurati" latini erano un gioco sapido e alessandrino
che aveva lasciato buona memoria, ma i primi decenni del secolo scorso
volevano portare la poesia su di un piano diverso e farla uscire fuori
dal salotto, dalla rivista letteraria, dagli schemi borghesi secondo cui
la poesia commuove mentre la prosa racconta. Le permutazioni poetiche
dadaiste con le lettere legate a delle sedie che venivano rimescolate
di continuo, già avevano fatto intuire che nello spettacolo del
cabaret colto, la parola assumeva una novità e una potenzialità
mai vista. Lo stesso termine dada pare derivasse dai primi tentativi di
fonazione dei bambini che volevano così indicare un oggetto vicino.
In generale in arte si cercano nuovi significati, e anche il linguaggio
deve essere sovvertito per essere aggiornato sull'orologio della storia,
che le avanguardie facevano girare senza sosta.
Però i surrealisti reinventano l'oggetto, anzi con le loro tecniche
di automatismo psichico, creano delle particolari associazioni, spesso
chimeriche quanto improbabili, che generano degli "oggetti nuovi".
Cosa significa tutto questo? L'oggetto nuovo è qualcosa che prima
non esisteva, ma che comincia ad esistere grazie all'arte. È qualcosa
che fa nascere una nuova categoria, che non si chiude in alcuna definizione,
ma che resta sempre aperta ad una ulteriore possibilità: la novità
diventa la base di una produzione autentica di senso.
È chiaro che la poesia-oggetto schiude una serie di opere in cui
la tridimensionalità dà sostanza, in termini filosofici
si parla di "cosalità", all'immaterialità della
poesia. Questo contrasto, tra la leggerezza e la fisicità, tra
la nuance e la specificità, tra la cosa e la parola, ha fatto sì
che una delle produzioni più straordinarie del novecento, sia stata
offerta da questi ibridi, da questi "oggetti nuovi" che sposano
la fonetica alla scultura, generando una nuova semantica. La poesia lineare
al confronto sembra veramente un reperto archeologico, e appare anche
come la lezione delle avanguardie storiche sia stata ripresa perfettamente
dalle neo-avanguardie degli anni 60. La poesia in questa prospettiva non
è soltanto una materializzazione del pensiero, è una finestra
aperta direttamente nel mondo. La frattura tra vita e arte viene sanata
e le nuove costruzioni liberano il linguaggio verso innumerevoli occasioni
di partecipazione al gioco del senso.
Poesia concreta, poesia visiva, e in generale tutte le ricerche logo-iconiche,
ma anche i vasti confini dell'Impero Fluxus, hanno riempito l'arte e la
letteratura di parti comuni in nome di una libertà che è
essenzialmente comunicazione con gli altri e partecipazione alla costruzione
di significati che un'arte consapevole sempre richiede.
La parola poetica ha assunto sempre di più forza e spessore si
è caricata di un oggettualità anche ideologica, partecipando
alla critica sociale dei mutamenti avvenuti tra anni 60 e 70. Ma è
anche diventata un terreno di frequentazione globale, ha ricoperto il
mondo degli oggetti di parole, frasi, testi che richiedono doppiamente
tanto una lettura che una visione. Uscendo dai libri le parole hanno seminato
la propria energia nell'universo delle forme. Oggetti d'uso (scatole,
bicchieri, cappelli) o forme della rappresentazione (scatole prospettiche,
teatrini, sagome di animali) ricoperte dalla vegetazione linguistica diventano
dei testi estetici. E tra le parole e le cose si instaura una dialettica
produttiva e feconda che mette assieme occhi e intelletto. I poemi e le
poesie-oggetto hanno allora l'immediatezza dell'arte e la discorsività
e i tempi di un testo letterario.
Queste nuove, diverse e colorate parole non ingannano, la verità
della poesia diventa un percorso visivo, un'avventura, un rebus. L'arte
è a portata di mano, si tocca con lo sguardo.
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PAOLO ALBANI
"Poesia", su segnale stradale
cm. 208 h, 1989 |